Occupiamoci delle parole del mondo del lavoro

Occupiamoci delle parole del mondo del lavoro: copertina articolo

Le parole non sono solo entità astratte, come spesso tendiamo a pensare. Esse creano letteralmente il mondo intorno a noi e quello dentro, il mondo delle emozioni più profonde, dei pensieri. Ogni parola è un mattone di quella che noi ci illudiamo essere una realtà oggettiva, uguale per tutti, ma che è invece il frutto di una costruzione del tutto personale e soggettiva. Questo è l’inizio del libro di Fabrizio Acanfora In altre parole (ed. Effequ).

E noi siamo d’accordo con lui.

Le parole sono importanti (cit) e delle parole bisogna prendersi cura perché significa prendersi cura della realtà.

Le parole, la lingua, è:

  • l’elemento costitutivo del nostro essere esseri umani
  • gesto identitario che ci definisce: io sono le parole che uso, che scelgo e il mio universo semantico è unico e non sovrapponibile perfettamente a quello di nessun altro
  • un modo per riconoscerci tra gruppi di appartenenza: tra popoli diversi ma anche tra settori diversi, tra ruoli…
  • ciò che ci permette di rendere raccontabile qualcosa, qualsiasi cosa
  • uno dei modi più potenti e immediati attraverso cui entriamo in relazione gli uni con gli altri

Ecco perché questo articolo vuole sottolineare alcune parole, quelle che riteniamo debbano essere conosciute e valorizzate nel loro senso e anche nel loro intento.

Ti proponiamo la prima tappa di un piccolo viaggio che riprenderemo anche in futuri articoli perché non basterebbe un libro a esaurirle tutte, ma noi non siamo così presuntuosi, abbiamo tempo e soprattutto abbiamo fiducia.

Disclaimer: non troverai la parola “persona”, abbiamo scelto di mettere al centro la persona (lo sappiamo, è un cliché) e quindi daremo spazio alle parole intorno alle persone.

Interdipendenza

Per interdipendenza intendiamo relazione reciproca, intendiamo il fatto che noi siamo solo se in relazione (con il mondo, con le altre persone, con noi stessi, con la realtà).

La relazione non è solo qualcosa da costruire in modo funzionale per degli obiettivi o perché siamo belle persone. L’interdipendenza, lo spiega benissimo questo articolo di Mindfulnetlife, è il tessuto, la rete di interazioni sulla quale basiamo la nostra esistenza e all’interno della quale ci definiamo e definiamo le cose che ci circondano. 

Pensare al mondo del lavoro senza avere presente questo concetto è illusorio, irrealistico e anche pericoloso. Lo vediamo nel rapporto domanda-offerta e nella grande difficoltà che hanno le aziende a trovare persone da assumere, a motivarlo e coinvolgerlo, a creare un fit valoriale e culturale. 

Forse se si partisse dal presupposto che siamo interdipendenti, che inter-siamo, sarebbe più facile portare un autentico dialogo al centro di questa relazione.

Comunicazione

La comunicazione è un valore (e ne porta, pensiamo a quella del marketing), è un processo e in quanto tale va pensata e progettata, anche la singola email, è una competenza che, in misura differente, chiunque può coltivare, è relazione e non serve spiegare perché.

Vera Gheno ne Le ragioni del dubbio (ed. Einaudi) scrive: Comunicare è faticoso, e la normalità è che non funzioni; i parametri di cui tenere conto sono talmente tanti, ci sono talmente tante variabili in azione che non c’è nulla di strano se il messaggio “non passa”. Anzi, dobbiamo abituarci che più il mondo attorno a noi si fa complesso, più l’incontro-scontro con le diversità diventa esperienza quotidiana e più è normale non capirsi, fraintendersi, fallire nello scambio di idee. E quindi, come fare? Prima di tutto, prendere atto di questa semplice realtà: la riuscita dell’atto comunicativo non è gratuita, ma ha un suo costo in termini di tempo, attenzione e impegno. La fatica della comunicazione è la vera normalità. 

La comunicazione è incontro (a volte scontro): questo è il punto di partenza.

Uno scontro con l’altro ma anche uno scontro con le nostre convinzioni e valori, con la nostra visione del mondo. Pensiamo alla comunicazione intergenerazionale e alla difficoltà che può nascere nel confronto tra boomer e generazione zeta. Della comunicazione dobbiamo prenderci cura.

La comunicazione è incontro (a volte scontro): questo è il punto di partenza.

Organizzazione

Una parola che sta assumendo il significato unico di “modello organizzativo” per intendere lo smart working, il remote working o il lavoro in presenza ma organizzazione non è solo questo. Le imprese sono organizzazioni e le organizzazioni non sono gli edifici ma la somma delle persone che lavorano insieme per uno stesso scopo. 

Ma organizzazione significa, ancora una volta, relazione, perché è solo di fronte a chiarezza, condivisione, trasparenza e pulizia che le persone lavorano meglio. Organizzazione è il substrato che consente a ogni iniziativa e visione di radicarsi e crescere, è la capacità di mettere a fattore comune processi, procedure, regole e anche responsabilità.

Stefano Besana in Future of Work (ed. Hoepli) afferma che non abbiamo bisogno tanto di un ripensamento completo delle nostre attuali modalità organizzative quanto piuttosto di affrontare una sfida nuova, risolvendo problemi quotidiani e rispondendo a sollecitazioni più profonde che riguardano l’organizzazione nel suo complesso, perché si gettino le basi per un futuro del lavoro completamente differente da quello che avremmo previsto o anche solo immaginato. 

Inclusione o convivenza di diversità?

Secondo il già citato Fabrizio Acanfora la parola Inclusione ha un problema, ovvero che sottolinea l’esistenza di una presunta normalità che concede dei diritti a categorie minoritarie di persone che quei diritti altrimenti non li avrebbero.

Lui propone quindi “Convivenza di diversità” evidenziando quanto la parola diversità sia sinonimo di umanità.

Ci piace questo distinguo e ci fa capire che no, le parole non sono solo parole, non basta solo capirsi perché il ragionamento alla base sarà comunque diverso.

Ben vengano nelle aziende iniziative o addirittura funzioni dedicate alla DE&I (Diversity Equity & Inclusion) purché vi sia una profonda comprensione di cosa stiamo facendo: non stiamo ammettendo qualcuno che, poverino, altrimenti non potrebbe lavorare, altrimenti sarebbe emarginato, altrimenti vivrebbe male… stiamo creando le condizioni affinché il lavoro sia accessibile a più persone possibile, stiamo opponendoci a un concetto di normalità che non ha un suo riscontro oggettivo, stiamo dicendo un grande NO al concetto di meritocrazia che non considera le condizioni da cui le persone provengono.

Impermanenza

Il cambiamento è l’unica costante, ormai lo sappiamo.

E di cambiamenti ne possiamo individuare più tipologie: ci sono quelli che subiamo come una pandemia o una crisi, ci sono quelli che desideriamo o addirittura che agogniamo come un cambio di lavoro, e ci sono i cambiamenti che costruiamo giorno dopo giorno e quelli sono i più belli.

Per impermanenza intendiamo il cambiamento continuo, quello per il quale tutto è in continua e incessante trasformazione e ogni pretesa di immobilità e staticità può anche essere confortante ma è senza dubbio irrealistica. Lo è a livello individuale e lo è a livello aziendale. Imparare a stare con e nel cambiamento è fondamentale per qualsiasi azienda. Ecco cosa ci suggeriscono Marco Guzzini e Giovanni Faraone di Mindfulnetlife a questo proposito, ovvero perché le aziende imparino l’impermanenza:

  • Processi di apprendimento continui e autonomi
  • Coltivare Consapevolezza 
  • Coltivare la Relazione Consapevole 
  • Decentralizzare dei processi decisionali
  • Promozione della Responsabilità individuali 
  • Creazione di Cerchi di dialogo e feedback continuo
  • Coordinamento partecipato e cura della dimensione di Comunità 

Agilità

Chiudiamo questa prima tappa con una parola che sentiamo spesso: modelli agili, pensiero agile, organizzazione agile. Agile che spesso fa coppia con ibrido.

Agilità significa capacità di gestire ma anche di generare il cambiamento in un contesto di mercato e di vita estremamente instabile e imprevedibile.

Significa saper trovare o comunque cercare l’equilibrio tra consolidamento e cambiamento, tra ricerca della stabilità (che abbiamo detto essere utopia) e uno smodato dinamismo che può diventare frenesia.

Le aziende agili fanno qualcosa di fondamentale: spostano lo sguardo dal contenuto al processo.

E applicano questo passaggio su più fronti:

dalla comunicazione al dialogo,

dall’organigramma all’organizzazione,

dall’organizzazione alla comunità,

dalla comunicazione interna al capitale relazionale interno,

dalle performance alla partecipazione,

dalle survey all’ascolto attivo,

e via dicendo.

Quali parole del mondo del lavoro hanno bisogno della nostra cura?

Riprenderemo questo viaggio e sarà più bello se vorrai scriverci, via email o su LinkedIn, per suggerirci le tue parole, così da diventare partecipe di questo nostro piccolo progetto dedicato alla cultura aziendale.

Grazie in anticipo.

Facebook
LinkedIn

Iscriviti a “Valore Aggiunto”

Il bollettino di approfondimenti, suggestioni, ispirazioni e notizie sul mondo del lavoro e delle aziende.
A differenza delle solite newsletter che non vuoi, questa ti piacerà leggerla e riceverla.

Torna su